camerun

14/04/2007 - Ah, i parenti...

Ieri ultima visita all'Internet point di Bangangté. Il giovane che lo gestisce ormai ci conosce e ci saluta cordialmente. La volta scorsa aveva regalato a Daniele e Valeria un braccialetto ciascuno con un cauri. Ora lo aiuto a risolvere un problema con un computer. Questa volta ci regala parecchio tempo di connessione. Quando alla fine lo informo che questa è la nostra ultima visita per chissà quanto tempo, appare molto dispiaciuto. Ha comunque scambiato con Daniele i dettagli dei rispettivi account Messenger e rimarranno in contatto..
Stamattina partenza da Bangoulap. Sgradevole scena di litigio, fortunatamente risolta in fretta, tra due cugine di Justin che si contendono alcuni abiti che abbiamo lasciato loro. Mama Olo'o ha fatto chiamare Daniele, Valeria e me, uno alla volta, per salutarci e lasciarci dei doni: fagioli, arachidi, baccelli con semini dolci, che chiamano dhim-dhim e che dicono abbiano proprietà calmanti.
Il tragitto fino a Yaounde è di circa 250 chilometri. Justin e Jean sono stanchi, quindi prendo io il volante. Con noi anche Jepheté. A Bangangté sento una donna dire qualcosa di una mekat (una bianca) che guida una mathua (una macchina). La strada fino a Yaoundé è simile a una nostra strada provinciale. Si paga due volte il pedaggio, a barriere costruite con mezzi di fortuna e con il casellante, spesso una donna, in piedi all'aperto a riscuotere. Un paio di volte sobbalzo su cunette viste troppo tardi. In prossimità di Yaounde devo risuperare due volte un car (pulmino per il trasporto collettivo) che approfitta dei miei momenti di distrazione per superarmi e gettarci addosso nuvole di fumo nero.
Nella città di Yaounde passo il volante a Jean: pur se (per precise disposizioni comunali) non ci sono le moto che sfrecciano ovunque come a Douala, il traffico è comunque piuttosto caotico, con un gran numero di tassì che cercano clienti. Attraversiamo aree eleganti e curate, intravedendo a distanza la residenza presidenziale. Poi giungiamo a casa di Charlotte, cugina di Justin. Lei non c'è, ci accolgono il fratello Frederick e le figlie Iris (Gougou) e Diane, due ragazze deliziose che avevo conosciuto nel 1992, quando erano ancora bambine. Daniele e Valeria hanno finalmente occasione di vedere una casa camerunese con standard europei, anzi decisamente elegante. La famiglia di Charlotte è benestante, appartenente a una minoranza qui in Camerun. Sia lei che il marito sono impiegati nel settore pubblico. Il marito arriva poco dopo, ci mettiamo a chiacchierare e lui (con un certo stupore da parte mia) cerca di farmi sentire in colpa per le condizioni in cui vive mama Olo'o al villaggio ("Come ti senti vedendo il modo in cui vive? Non senti che dovresti investire qui?"). Arriva una sua sorella, mi saluta, mi guarda e osserva, rivolta agli altri: "Elle a vieilli." Silenzio imbarazzato. "Beh, sono passati quindici anni," osservo. Probabilmente la troverei invecchiata anch'io, se solo riuscissi a ricordarmela.
Poi, quando andiamo a trovare la madre di Charlotte, sorella di mama Olo'o, passiamo per vicoli maleodoranti e siamo accolti in un'abitazione fatiscente.
Per tutto il pomeriggio giriamo nel traffico di Yaounde, ammassati in automobile in nove o dieci, a far visita a parenti vari, tra cui Marinette, la prima figlia di Julienne, che è stata anche lei molto male, andando vicina a fare la fine della sorella più sfortunata. Quando è migliorata ha deciso, dice lei, di affidarsi alla Chiesa e si è sposata con rito cattolico dopo dieci anni di matrimonio civile.
Alla fine della giornata, Daniele e Valeria sono stanchi e affamati. Mangiamo pollo, plantain e riso a casa di Frederick, il quale ci guida poi fino al punto di Yaounde da dove, alle 21 passate, possiamo prendere la strada per Douala. Stavolta guida Jean. Io, seppure un po' preoccupata che non sia abbastanza riposato per mettersi al volante a quest'ora, sono sicuramente più stanca di lui e mi addormento dietro, con tre bambini (Daniele, Valeria e Jepheté) che mi crollano addosso addormentati come sassi.