camerun

12/04/2007 - Di malattie e di ecologia

Julienne, sorella maggiore di Justin, mi ha ricordato che un anno fa è morta una sua figlia, dell'età di 25 anni. In effetti Justin me l'aveva detto. "Aveva figli?" le chiedo. "No, studiava." "Di che è morta?" Devo riformulare la domanda perché non ha capito. Poi dice: "Mal au ventre," mal di pancia. È difficile qui ottenere informazioni più precise sulle cause della morte di qualcuno.
Stamattina sono in corso preparativi per i riti tradizionali in onore degli antenati. Nella concession ci sono tre capre, una pecora, due polli e due pulcini. Tutti, tranne la pecora e una capra, verranno sacrificati sulla tomba degli avi, a un paio di chilometri di distanza. Dovremmo andare tutti, ma Valeria è troppo turbata all'idea di veder uccidere gli animali, quindi insiste per rimanere a casa e io resto con lei. Decidiamo di andare insieme a fare il bucato. Suscitiamo la solita curiosità lungo il cammino e al fontanile. Valeria mi aiuta a lavare e a riportare a casa i panni lavati, dapprima tentando di tenere la bacinella in testa, come fanno qui, poi rassegnandosi a portarla con le mani.
Daniele torna in anticipo dal luogo delle cerimonie rituali, accompagnato da Jepheté. Si è allontanato prima delle uccisioni. Gli altri restano fino al primo pomeriggio. Mi dicono che c'era molta gente e che hanno arrostito e mangiato gli animali sul posto. La donna che ha guidato i riti mi chiede qualche bottiglia vuota di acqua. Le userà per preparare e conservare le medicine tradizionali. È molto contenta quando gliene dò ben otto: "Qui sono rare." Da parte mia, sono contenta di disfarmi di quelli che per me erano rifiuti che non sapevo come smaltire: pare che un servizio di raccolta rifiuti non esista. Del resto servirebbe a poco, almeno qui nel villaggio: i rifiuti prodotti sono davvero pochi, si ricicla quasi tutto: gli scarti di cucina vengono dati agli animali (i maiali sono una vera pattumiera biologica), i pochi contenitori vengono riutilizzati, gli imballaggi sono minimi per gli alimenti di produzione locale, mentre quelli di importazione sono poco diffusi per via del loro prezzo.
Noi stessi abbiamo prodotto, in una settimana, sì e no i rifiuti che a Roma produciamo in un giorno. Ho messo in un sacchetto di plastica biodegradabile tutto ciò che è compostabile: scarti di cucina (prima di rendermi conto che potevano essere dati praticamente tutti ai maiali) e carta. In un altro sacchetto di plastica ho messo il materiale non compostabile: imballaggi di plastica o metallo e materiali inquinanti, quasi tutti provenienti dall'Italia. Spero di trovare qui in Camerun un posto idoneo dove lasciarlo prima di ripartire.
Justin mi chiede se hanno portato le uova per Ouaouas. Pare che stia male, Justin mi accenna a problemi di "anemia". Le uova sono considerate un alimento ricostituente. Chiedo a Ouaouas che cos'ha, mi dice che si sente debole e indolenzito. "È la prima volta che stai così?" "No, è già successo altre volte." "Sei andato a farti controllare in un ospedale?" "Non ancora." Non dice altro, ma io so che gli ospedali qui sono cari per loro e che solo una minoranza ha la possibilità di farvi ricorso. Non esistono servizi sanitari pubblici gratuiti.