camerun

11/04/2007 - Mentalità, credenze, usanze

Patou, Gaétan e un loro amico discutono, delle regole di etichetta da osservare con i notabili delle chefferies, di chefferies più o meno tradizionaliste, di politica, di usanze e credenze. Daniele, che non è abituato al modo animato ed enfatico con cui i camerunesi parlano tra di loro, mi chiede perché stiano litigando. Gli spiego che non stanno affatto litigando, ma solo esponendo energicamente i rispettivi punti di vista. Che poi non è che siano così chiari: pare perfettamente normale per loro affermare categoricamente che A è bianco, per poi dichiarare con altrettanta decisione, un minuto dopo, che A è senz'altro nero. Il tutto senza parere avvertire alcuna necessità di spiegare o giustificare il salto (il)logico. D'altra parte, sono capaci di fare un'analisi assolutamente lucida e razionale della situazione politica del proprio paese e delle cause della corruzione e del nepotismo, per poi parlare subito dopo, con la massima serietà e convinzione, di persone che si tramutano in animali, di stregoni che fermano la pioggia e di banani che crescono in pochi minuti sotto gli occhi degli spettatori. "L'hai visto anche tu, Gaétan, il banano che cresceva a vista d'occhio?" chiedo. "Certo, tata, è stato durante i funerali del grand-père." "Strano, c'ero anch'io a quei funerali, eppure non ho visto nulla del genere." "Davvero, tata?" Ma lui ripete convinto di averlo visto. La credenza nella magia dà forse loro un'illusione di potenza. "Gli europei non conoscono la magia. Potrebbe essere un grande potere per noi, ma purtroppo viene utilizzata non per fare il bene della gente ma per danneggiarci l'un l'altro." Inutile tentare di contraddirli su questi argomenti. Direbbero che è normale che i bianchi non capiscano. Quindi li ascolto annuendo, un po' divertita, anche se oltre certi limiti l'irrazionalità mi spaventa: quell'irrazionalità che ad esempio, fino a qualche decennio fa, li portava a sacrificare ogni anno una ragazza, che veniva fatta affogare nel fiume, per propiziare l'arrivo dei gamberetti. Dicevano che la ragazza andava a stare dalle "genti dell'acqua". Riti del genere sono ormai, fortunatamente, proibiti in questo paese. Ma ne sopravvivono molti altri, relativamente più innocui, come quello che avrà luogo domani.
Oggi pomeriggio nella concession sono arrivate due caprette e una pecora. Una verrà sacrificata nel corso della cerimonia di domani. Più tardi è arrivata un'altra capra, dono di un anziano del villaggio. Quando ho visto Justin che diceva a Pitou e ad altri ragazzini: "Sicuri che la sapete uccidere?" e loro rispondere affermativamente rovesciando la capra a terra, ho richiamato di corsa Valeria in casa. Valeria era già un po' scossa per i maltrattamenti che i bambini infliggevano alle due caprette arrivate prima. Assistere all'uccisione di questa capra, per lei, sarebbe stato troppo.
I ragazzini hanno portato la capra dietro casa e l'hanno sgozzata. Poi hanno acceso un fuoco davanti casa e l'hanno arrostita lì sopra, senza nemmeno scuoiarla (lo fanno dopo aver bruciato tutta la pelle). Le lacrime di Valeria generalmente non sono state prese troppo sul serio; Pitou in particolare si è divertito a stuzzicarla per tutta la serata.
Anche Daniele è stato colpito dalla scena, pur se ostentava una maggiore baldanza. Gaétan mi ha chiesto: "Ma non hanno mai visto uccidere un animale?" "No, è la prima volta." "Non mangiano carne?" "Sì, ma la carne la compriamo al supermercato, già tagliata e confezionata. Si dimentica facilmente che prima c'era un animale vivo."