camerun

10/04/2007 - Il sultanato di Foumbam

Stamattina trovo Suzanne, la sorella più grande di Justin, giunta al villaggio viaggiando la notte. Pare che nei prossimi giorni la famiglia debba eseguire dei riti tradizionali per i morti. Ma stamattina siamo in partenza per il sultanato di Foumbam, in terra Bamoun. Il viaggio in automobile dura un po' più di due ore. A circa mezz'ora dalla partenza arriviamo a Bafoussam, capoluogo della provincia dell'Ovest. Justin deve cambiare degli euro. Proviamo prima alla banca centrale, un edificio elegante dall'originale architettura. Vorrei fotografarlo, ma una guardia della banca me lo impedisce. "C'est interdit, madame." Comunque qui non c'è servizio di cambio valuta. Girando ancora per Bafoussam incontriamo Gaétan e Jepheté, che sono in attesa di un car che li porti al villaggio. Jepheté ha l'età di Daniele; non lo vedevo dal 1999.
Arriviamo infine a una banca dove si possono cambiare i soldi. Mentre aspetto fuori, nella banca entra il primo bianco che vedo da quando sono qui.
Ho una buccia di banana da gettare. Una guardia della banca mi indica un secchio. Ricordo una situazione simile, 14 anni fa, in cui mi era stato detto di gettarla semplicemente a terra. Pare sia aumentata la consapevolezza riguardo all'igiene.
Riprendiamo il viaggio. Dopo qualche decina di chilometri attraversiamo il fiume Noun, che segna il confine tra le terre Bamileke e quelle Bamoun. Storicamente, i Bamoun e i Bamileke erano nemici. I Bamoun erano un popolo espansionista, ma i Bamileke raccontano orgogliosi di come siano riusciti a fermarli e ricacciarli nei loro confini.
Attorno al fiume Noun la terra, di origine vulcanica, è bruna e fertile. Avvicinandosi a Foumbam, capitale del regno Bamoun, ridiventa rossiccia. Entriamo nel cortile del palazzo reale, devastato qualche anno fa da un incendio e completamente ristrutturato. L'attuale sovrano, asceso al trono nel 1992, è seduto all'ingresso. Una guida ci accompagna a visitare la parte del palazzo adibita a museo. Si sofferma in particolare a parlarci del 17° sovrano, Njoya, nonno dell'attuale. Regnò durante il primo trentennio del secolo scorso. Un uomo dall'inventività geniale, che ha osservato la cultura e i modi di vivere dei dominanti arabi e tedeschi e ne ha tratto ispirazione per realizzare invenzioni, innovare la cultura e migliorare il livello di vita della propria gente: da un mulino meccanico per macinare il mais, all'invenzione di un alfabeto sillabico per trascrivere la lingua bamoun, alla creazione di una propria religione, che fondeva elementi di islamismo e di cristianesimo.
Altri sovrani sono stati meno illuminati e più bellicosi, in particolare uno di essi, soprannominato "il mostro", alto due metri e sessanta, la cui filosofia si riassumeva nelle parole: "conquistare terre con il sangue".
Verso le 13, dalla moschea di fronte al palazzo reale si leva l'invito alla preghiera del muezzin. La terra Bamoun è in prevalenza musulmana. Molti uomini indossano abiti di foggia arabeggiante e parecchie donne coprono la testa con un velo. Ma non c'è particolare rigore in tutto ciò: si continuano a vedere persone con gli abiti più vari. Nel mercatino accanto alla moschea Justin cerca un abito tradizionale, un gandoura, commissionatogli dall'ambasciatore senegalese a Roma. Dopo molte trattative l'affare è fatto.
Pranziamo in un piacevole ristorante all'uscita di Foumbam. Ci fanno attendere molto, ma alla fine ci servono dell'ottimo pesce. Torniamo al villaggio al calar della sera. Tutti sono lì ad attenderci. Ci sono ormai più di dieci persone che passano la notte nella piccola casa di mama Olo'o.