camerun

09/04/2007 - Quotidianità

Giornata passata interamente al villaggio. Si è accumulato un bel mucchio di panni da lavare, tutti sporchi di questa terra rossa che si attacca dappertutto. Ricordo dalla mia visita precedente un fontanile nelle vicinanze. Mimi conferma e mi accompagna. Mimi è una cugina di Justin, che vive con mama Olo'o insieme a tre dei suoi quattro figli. Con Nina, una ragazza figlia di Jeannette, assiste mama Olo'o.
Il fontanile è vicino, ma per accostarsi alla bocca da cui sgorga l'acqua bisogna camminare nel fango. Mimi raccoglie l'acqua nel secchio. Io insapono, lei sbatte e strofina. Tatou è venuto con noi, ci osserva per un po', poi si mette a lavarsi. Gli laviamo i vestiti, li reindossa bagnati. "Mi si asciugheranno addosso," dice.
Al fontanile passa gente ad attingere l'acqua. Arriva un gruppo di tre ragazzini; uno è albino. Indossa una maglia a maniche lunghe con un cappuccio che gli copre la testa e gran parte del viso. Deve proteggere dal sole la pelle e gli occhi delicati. Da queste parti di albini ve ne sono diversi.
Al ritorno, gli abiti bagnati pesano. Daniele, che mi ha raggiunta al fontanile con Pitou, prova a portarne una bacinella in testa, ma Pitou lo vede in difficoltà e prende il suo posto. Anche il secchio che trasporto io è pesante e a metà strada sono piuttosto affaticata. Un altro ragazzino prende la bacinella di Pitou e lui prende il mio secchio. Pitou è un ragazzo robusto, che dimostra l'età di Daniele ma che in realtà ha quattordici anni.
A casa stendo i panni sui cespugli vicino casa. Anche la tettoia della tomba di baba Joseph viene irriverentemente usata come stenditoio. Poi lavo i piatti, infine metto a scaldare una pentola d'acqua sul fornello a petrolio acquistato da Justin e vado a lavarmi in quello dei due casotti della toilette adibito a doccia.
L'acqua raccolta da Patou e Ouaouas al ruscello è quasi terminata. Il ruscello si trova a quaranta minuti di cammino, una distanza che i ragazzi percorrono disinvoltamente con venticinque litri d'acqua sulla testa. Il fontanile è più vicino, ma l'acqua lì ha un cattivo odore. Così, per tutte le necessità quotidiane (bere, cucinare, lavarsi, lavare i piatti) si utilizza l'acqua del ruscello, più pulita. Il lavoro che comporta attingerla fa sì che se ne faccia un uso molto parsimonioso. L'acqua corrente in casa, che noi diamo per scontata, è una gran comodità che si apprezza quando ci si ritrova in queste situazioni.
Qui a Bangoulap non arriva l'acqua corrente, ma in compenso arriva dappertutto il segnale GSM. La telefonia cellulare è diffusissima in Camerun: la maggior parte della gente ha un telefonino.
A pranzo mangiamo quel che resta dell'ottimo pollo servitoci ieri al ristorante a Bangangté. Vado a dare gli avanzi ai maiali. Dietro casa, in uno stretto recinto, c'è una scrofa che allatta cinque piccoli. La scrofa è magra e affamata e divora con voracità qualsiasi cosa le si getti, comprese le bucce di banana. Quando mi avvicino con il mio piatto di avanzi, lei lo afferra impaziente con la bocca e lo trascina dentro. Pitou accorre a recuperarmelo.
Valeria non ha mangiato il pollo, così provo a prepararle il latte in polvere che ho portato dall'Italia. Ne preparo una bottiglia e ne verso un bicchiere a Valeria, ma lei non apprezza, e nemmeno Daniele. Lo bevo io, poi porto la bottiglia a Mimi, che versa la bevanda per lei, per Tatou e per mama Olo'o. Pare che a mama piaccia. Dò loro l'intero barattolo di latte in polvere.
Valeria ha ancora fame, così le preparo le lenticchie portate dall'Italia, che finalmente mangia con appetito. Poi vediamo passare gente che succhia canna da zucchero. Daniele e Valeria vogliono provarla. Mando Patou a comprarne una. Una canna lunga più di due metri costa 50 franchi CFA, meno di dieci centesimi. Non ce la facciamo a sbucciarla con i denti, come fanno loro, così Patou ce la sbuccia e taglia a pezzi con un coltello. Daniele e Valeria ne apprezzano il succo zuccherino.
La sera lampeggia, si alza un forte vento e la corrente se ne va. Il black-out interessa anche Bangangté, le luci che solitamente vediamo in lontananza si spengono. Ceniamo al lume delle candele che ho provvidenzialmente portate con me.
A fine giornata non posso fare a meno di ridefinire i concetti di sporcizia e pulizia: sono sporchi loro perché hanno le mani e gli abiti sporchi di terra, o sono sporca io, che per scaldare l'acqua utilizzo petrolio invece di una fonte rinnovabile quale la legna, che bevo acqua in bottiglia, producendo scarti di plastica, che spreco acqua preziosa per sciacquarmi continuamente le mani, che ogni volta che vado alla toilette consumo fazzoletti di carta e salvaslip? Per non parlare del mio stile di vita quando sono a Roma. Quanta superficie del nostro pianeta serve per sostenere il mio stile di vita, e quanta per il loro?