camerun

04/04/2007 - Quello che troveremo

I figli sono emozionati per la partenza imminente, ma anche un po' preoccupati: che cosa troveremo laggiù? Quanto sarà diverso da ciò a cui siamo abituati? Nel villaggio niente computer, niente TV... e poiché io non sono una persona rassicurante, aggiungo: niente elettricità, niente acqua corrente, niente comodi servizi igienici. Da quando sono stata lì la prima volta, nel 1992, non ci sono stati cambiamenti o, se ci sono stati, sono stati in peggio. Justin, che è già lì da una settimana, mi fa sapere che al villaggio le case del compound sono in rovina. È rimasta solo mama Olo'o, anziana e quasi cieca, aiutata da alcuni dei giovani che anni fa, da bambini, da lei trovavano sempre accoglienza e qualcosa da mangiare.
Sono quasi scomparsi anche i mezzi di trasporto collettivi tanto diffusi 15 anni fa. I pochi che ci sono sono stipati all'inverosimile. Ma la maggior parte della gente usa il trasporto via moto, più economico. Chi riesce a procurarsi una moto gira per le strade alla ricerca di gente che ha bisogno di un passaggio.
Tra i fattori che più hanno contribuito a prostrare il paese vi è l'AIDS. È una pandemia e non vi è famiglia che non abbia vissuto questa tragedia. Colpisce soprattutto persone in età lavorativa, lasciando figli orfani e genitori anziani ad accudirli. Questa è una tragedia comune a tutta l'Africa subsahariana. Rispetto alla vicina Nigeria, tuttavia, mi sento di dire "Per fortuna il Camerun non ha grandi ricchezze petrolifere." Come i diamanti, il petrolio è una ricchezza che si è spesso rivelata una maledizione per la popolazione dei paesi dove viene trovata.
Scriverò più nel dettaglio di quello che vedrò e sentirò una volta lì. Temo tuttavia che dovrò convenire con Celestin Monga quando dice: "I believe if you want to be realistic in Africa, you’re bound to shock people."