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Ritorno al villaggio - mercoledì 23 dicembre 1992

Siamo di nuovo al villaggio. Lunedì mattina abbiamo lasciato Kribi. Verso le 11 siamo giunti a Edea, in zona Bassa. Lì abbiamo fatto colazione in una cafetaria. Justin e Jean hanno preso la colazione normalmente servita nelle cafetarias camerunesi, che prevede che il caffè sia accompagnato da pane e carne. Io non me la sento proprio di mandare giù carne di prima mattina e accompagno il mio tè con del pane imburrato.

La macchina aveva dei problemi a un ammortizzatore, perciò l'abbiamo lasciata in un garage (è così che chiamano le officine). Si prevedeva un'ora di tempo per la riparazione, che poi è diventata due ore, tre, quattro. Abbiamo pranzato a base di carne di cinghiale che erano quasi le tre, poi siamo ripartiti per Yaounde, dove siamo arrivati tre ore dopo. Martin ci aveva procurato il lasciapassare per Bamenda.

Siamo ripartiti la sera stessa, abbiamo passato la notte in albergo e la mattina eravamo sulla strada per Bamenda. Sul ciglio della strada, come al solito, gente che va a piedi, da soli, in coppie o in piccoli gruppi, alcuni portando carichi sulla testa. Qui all'Ovest si vede però molta più gente che all'Est. A un certo punto abbiamo scorto gente che sembrava si stesse azzuffando: si trattava in realtà di commedianti ambulanti, con costumi stravaganti, che stavano improvvisando una scenetta.

Per entrare a Bamenda non abbiamo avuto alcun problema; nessuno ci ha chiesto il lasciapassare. Ci siamo fermati all'ufficio postale e abbiamo telefonato a casa di Kenjo Jumbam. Il figlio ci è venuti a prendere. La casa di Jumbam è una villetta graziosa e ben tenuta per gli standard di qui. Jumbam è giunto a casa verso l'una. È un uomo semplice e cordiale, più dimesso di come mi immaginavo. Lo intervisto per circa un'ora, utilizzando il mio registratore con minicassette. Jumbam osserva incuriosito e scettico l'apparecchietto: "Sicura che questo registra?" Mi viene da sorridere, pensando alla scena nel suo romanzo dove l'abitante del villaggio si meraviglia di fronte a un fonografo. Ma poi, provando a riprodurre quanto registrato, mi rendo conto che ha ragione lui: la qualità della registrazione è scarsa. Quindi proseguo l'intervista avvicinandogli il registratore e vergognandomi un po' del vago senso di divertita superiorità che avevo inizialmente provato alla sua osservazione.

Dopo pranzo Jumbam mi dà copie di alcuni suoi manoscritti, scattiamo delle foto e ripartiamo. Anche a Bamenda Justin e Jean incontrano diverse persone provenienti dalla zona di Bangangté: sembra proprio che siano dappertutto. Sulla via del ritorno passiamo a Dschang, un centro costruito dai tedeschi, meta turistica apprezzata dagli europei: si trova a oltre mille metri di quota e quindi il clima è fresco.

Giungiamo a Bangangté la sera e facciamo un'ottima cena a base di pollo e plantain: è un piatto chiamato déjé (DG, Directeur Général), giustamente considerato qualcosa di speciale. Dopo cena ripartiamo per Bangoulap, dove arriviamo inattesi: prevedevano il nostro arrivo per il giorno dopo (cioè oggi). Ritornare qui mi dà già un'impressione di familiarità e mi fa sentire a mio agio. E poi, finalmente, ci fermeremo per una decina di giorni. Girare in continuazione, tre giorni in un posto, uno in un altro, due in un altro ancora, è molto stancante. Devo però approfittare di questa occasione per conoscere il Camerun, perché non so se e quando potrò averne un'altra. Se tornerò nei prossimi anni, sarà con bambini piccoli, che non potranno sopportare questi ritmi.

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