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Atteggiamenti - giovedì 17 dicembre 1992

Oggi è l'ultima giornata che passeremo a Yaoundé. Bisogna ottenere il lasciapassare per Bamenda, perché nella zona vi è lo stato d'emergenza e non si può entrare e uscire a piacere. I soldati pattugliano le strade, pronti a reprimere con la forza ogni moto popolare. La popolazione denuncia irregolarità nelle elezioni di ottobre, in cui Paul Biya è stato riconfermato alla presidenza, e afferma che legittimo vincitore sia il candidato di Bamenda.

Farò un'ultima puntata alla biblioteca dell'Università. Ieri ho trovato diversi interessanti articoli di riviste; nella sala c'era un bibliotecario molto cortese, che ha ricercato minuziosamente ciò che mi occorreva e mi ha accompagnata a fare le fotocopie. Mi capita qui di incontrare, da una parte, gente molto gentile, dall'altra gente che mi tratta con ostentata indifferenza. Noto questi diversi atteggiamenti al primo impatto, quando l'unico elemento che può influenzarli è il mio aspetto. Non si vedono molti bianchi in giro da queste parti, certo assai meno dei neri che si vedono in giro a Roma. Non passo quindi inosservata. Noto io stessa, quando sono in giro per la città, che più di una persona si volta a guardarmi. Faccio fatica a giudicare gli atteggiamenti delle persone quando questi sono così falsati da un singolo fattore.

Justin e Jean sono venuti a riprendermi all'Università nel tardo pomeriggio e ci siamo rituffati nel caotico e flemmatico traffico della città africana.

Jean verrà al nostro matrimonio e, probabilmente, si fermerà per i lavori agricoli estivi. Così gli ho detto che deve cominciare a parlare l'italiano. Gli abbiamo insegnato a contare fino a dieci; non è stato facile. La difficoltà maggiore l'ha avuta con "cinque", che continuava a pronunciare "cenque". Questo ha un po' compensato la mia frustrazione nel non riuscire ancora a capire quasi nulla quando parlano in medumba.

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