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La bianca al villaggio africano - venerdì 11 dicembre 1992

La notte passa tranquilla. La mattina il villaggio echeggia del canto dei galli. Mi hanno riscaldato dell'acqua calda, con la quale vado alla toilette - un rozzo riparo costruito a qualche decina di metri dalle case - per lavarmi. L'aria qui non è afosa come a Douala, anzi la sera e la mattina è piuttosto fresca. Con un asciugamano copro l'ingresso della toilette. Degli uomini che lavorano lì vicino commentano. Capto delle frasi come "... serve solo alle bianche...", "... bisogna avere l'intenzione...". È ovvio che il mio comportamento risulta anomalo, ma per me resta un mistero come e dove si lavino le persone del posto, pur essendo certa che si lavano quotidianamente; pare che abbiano la capacità di sparire.

Portiamo la nonna all'ospedale di Bangwi. La visitano, le fanno delle analisi, le prescrivono medicine e ricostituenti. Sulla via del ritorno, quando è già ora di pranzo, Justin e Jean discutono. Pare si preoccupino del fatto che mangio poco e decidono che Justin e io mangeremo in un ristorante. Io non vorrei che si preoccupino tanto per me, sono nella fase iniziale di adattamento, ma recupererò. Justin dice che non vuole riportarmi ai miei genitori dimagrita e insiste. Così andiamo a mangiare al ristorante, bistecca e insalata per due per seimila franchi CFA, mentre le altre quattro persone con noi mangiano in un altro posto, milleduecento franchi per tutti. Mangio con un senso di colpa. Ora sono a letto, al termine del mio secondo giorno al villaggio. Jeannette ha promesso che domattina mi farà le treccine. Poi partiremo alla volta di Yaoundé, la capitale.

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